Se non soffri, non fallisci e non sbagli non comprendi il valore delle cose.

Quando ho aperto questo blog il mio obiettivo era quello di parlare di social media marketing mettendo a confronto gli avvenimenti lavorativi con quelli personali. Un paragone che mirasse a spiegare con parole semplici aspetti del mio lavoro che spesso risultano poco comprensibili a coloro che non lavorano in questo settore. Al giorno d’oggi però conoscere le basi dei social network e del digital marketing è fondamentale per tutti.

L’altro giorno riflettevo sulla mia giornata. In particolare mi sono soffermata sui comportamenti di alcune persone. Sapete quel tipo di persone che millanta oggetti costosi o che prova a “conquistarvi” con il disperato tentativo di offrirvi benefits. Anche se non glieli avete mai chiesti. Magari anche voi, come me, credete che quelli non sono benefits fondamentali e che le cose importanti nella vita siano altre. Avete mai provato a dire a queste persone cosa pensate? Io si. Si offendono dall’alto della loro incapacità di aprirsi al mondo e condividere un pensiero diverso dal loro. Cercano di annientarvi. Sono dei succhia-energie.

Diciamoci la verità, lavorare solo per i soldi è la cosa più triste del mondo. Perfino mio padre (credo) nutrisse della passione per il suo lavoro. Dopotutto ne aveva così poca per gli essere umani che doveva pur esserci qualcosa in grado di suscitare il suo interesse. Quel qualcosa era il lavoro. O meglio. Erano i soldi. Mio padre apparteneva alla categoria di persone che, senza una forte stabilità economica, si sente mancare il respiro. La terra tremava sotto i suoi piedi quando i suoi conti non si bilanciavano perfettamente con le sue aspettative. Ha dedicato tutta la sua vita a costruire una carriera che gli desse la possibilità di accumulare ricchezza senza saperne godere.

Ogni anno viaggio standard d’estate. In vacanza con la famiglia negli stessi posti. Negli stessi giorni e con le stesse abitudini. Nessuno sport praticato. Nessun interesse oltre il lavoro o la sua cura personale. Nessuna stima per nessuno. Dall’alto della sua perfezione nessuno era abbastanza capace, intelligente, spigliato, forte, meritevole di attenzione. Nemmeno (soprattutto) io.

Per fortuna all’età di 8 anni ho iniziato a farmi delle domande. A chiedermi se questo mondo fosse così inutile come lui mi faceva credere e quindi fossi la bambina più fortunata del mondo ad avere un dio come padre o se, dovessi uscire di più da tutti quei preconcetti e costruirmi un pensiero tutto mio. Potete immaginare la risposta. Nonostante l’infanzia e l’adolescenza non siano stati così entusiasmanti dal punto di vista emotivo sono riuscita a ragionare con la mia testa.

Ad oggi non faccio parte della categoria di persone che definisce la sua grandezza come essere umano basandosi sul conto in banca. Questo non vuol dire che io non sia ambiziosa e che non mi piaccia guadagnare. Mi sono costruita il mio lavoro da sola (beh certo, mio padre non poteva appoggiarmi. Ancora oggi non sa che lavoro faccio e non ha mai mostrato interesse nel volerlo sapere). Cosa più importante ho scelto questo lavoro perché mi rende felice. Ho sempre cercato di scavare il più possibile per avere informazioni di ogni tipo su tutto. Mi sono distanziata molto dai parametri lavorativi utilizzati in Italia, soprattuto nel centro-sud. Ho deciso di lavorare in smartworking perché voglio avere la libertà di muovermi e di lavorare da ovunque io voglia. Decidere dei miei orari e bilanciare il lavoro con gli aspetti personali. La mia più grande soddisfazione è lavorare ogni giorno creando un valore soprattutto per gli altri. Lavorare una vita intera e rimandare tutto alla pensione è una pessima scelta.

Come si imbocca la strada per il lavoro dei propri sogni? Con il coraggio. Nient’altro. Il coraggio di staccarsi dalle persone e dalle abitudini che ogni giorno ci allontanano dai nostri obiettivi. E prima ancora di questo stabilire quali sono i propri obiettivi. “Aridaje Fa con questi obiettivi!”. Lo so parlo sempre di obiettivi e spesso lo faccio anche come promemoria dei miei.

Quando nasci in una famiglia che non ti sprona a perseguire i tuoi obiettivi, inevitabilmente nasci svantaggiato. Devi prenderne coscienza. E credetemi, è un percorso difficilissimo. Tendiamo a rivivere gli schemi a cui siamo abituati, in cui siamo cresciuti. E anche quando lo comprendiamo, continuiamo a sbagliare ancora e ancora.

Una volta, un mio ex, mi disse: “Eh ma secondo me hai perso del tempo nel tuo percorso lavorativo”. Già. Avrei potuto fare alcune scelte qualche anno fa subito dopo l’università. E invece ho deciso di mettermi in proprio solo due anni fa. Troppo spesso giudichiamo le scelte altrui senza sapere quanta fatica ci sia voluta per raggiungere alcune consapevolezze. Quanti ostacoli (economici, emotivi, psicologici ecc) abbiamo dovuto affrontare.

Se non soffri, non fallisci e non sbagli non comprendi il valore delle cose. Delle emozioni, dei soldi, delle attenzioni, dei traguardi e infine della vita. Per questo motivo oggi ho deciso di dedicare più spazio al mio lato personale. Non voglio star qui a raccontare l’ennesima storia della bambina che non è stata compresa. Anzi, voglio parlare della forza che ho tirato fuori per superare i momenti di difficoltà e di quanto questo mi ha aiutato a creare un mio pensiero. Quando trasformiamo i momenti di dolore in forza di volontà, ecco che vinciamo.

Siate sempre fieri di ogni ferita e di ogni sconfitta. Io ne sono davvero fiera. E non mi crogiolo più nel pensiero “eh ma se lo avessi fatto prima?”. Viviamo nel presente ed è sul presente che dobbiamo concentrarci. Dobbiamo diventare responsabili della nostra vita oggi. La colpa non è mai degli altri. Tutto si basa su come reagiamo agli eventi. Più ci impegniamo a diventare persone di valore e più attrarremmo persone di valore in grado di comprenderci.

Lasciate perdere chi vi prende in giro. Chi non capisce il vostro cambiamento e la vostra evoluzione è perché ne è spaventato. Sottovalutiamo troppo le nostre capacità e diamo per scontato che gli altri siano perfetti.

Smettere di nascondere le proprie vulnerabilità è il primo passo verso la serenità.

Ci ho dovuto sbattere la testa tante volte. Quando mi sono davvero fatta male mettendo da parte i miei obiettivi e i miei valori ho sentito qualcosa rompersi dentro e dall’oggi al domani ho improntato la mia vita ad un cambiamento costante. Distruggere vuol dire creare.

Se non lo avete letto, qui vi parlo di alcune abitudini per essere più produttivi. L’ho chiamata la settimana della super produttività.

Abbracci grandi

Fabrizia

La settimana della super produttività. Concime per i tuoi obiettivi.

Lo scorso weekend ho redatto il bilancio mensile di gennaio. 

Si è chiuso in positivo.

Bene no? Dipende. Difficilmente mi sento soddisfatta al 100%. Ho riletto attentamente gli obiettivi 2021 e mi sono focalizzata su quelli del mese di febbraio. Sentivo che potevo dare di più. Le mie performance potevano migliorare. Come? Ho deciso di inserire “la settimana della super produttività”. Non è il massimo come nome, lo so. Non sono una guru della crescita personale. Sono un’appassionata che si ispira a persone che ne sanno molto più di me e metto in pratica gli aneddoti acquisiti per provare a migliorarmi.

Cos’è questa settimana della super produttività allora? È una settimana in cui l’attenzione alle priorità in tutti i campi della mia vita (lavoro, amici, relazioni, workout, meditazione, cibo sano, tempo libero ecc) è concentratissima. Ognuno di questi ambiti passa attraverso un imbuto magico che trattiene ciò che non è indispensabile e lascia passare quello che lo è. È una sorta di processo di snellimento. L’indispensabile viene organizzato nel mio calendario settimanale. Non vi è spazio per altro.

A cosa serve?

A volte viviamo degli eventi che non riusciamo a gestire benissimo. Il risultato è un rallentamento verso i propri obiettivi. Altre volte, siamo così presi dal lavoro e dalla routine, da non accorgerci che stiamo tralasciando azioni importanti per la nostra crescita personale e per la nostra felicità.

È normale. Accade a tutti e non c’è niente di male se si interrompe il processo il prima possibile. La settimana della super produttività serve a questo. A risparmiare tempo. A rompere la routine in cui spesso ci chiudiamo ritrovandoci a fare tutto per abitudine senza provare più gioia, passione ed entusiasmo per la nostra vita.

Il mio metodo si basa sull’inserimento della settimana della super produttività una o due volte al mese (dipende dal riscontro). Sono una persona che si annoia facilmente e ho bisogno di stimoli ed emozioni. In caso contrario mi trasformo in una pessima compagnia. Utilizzo questo metodo non appena sento che la routine si appiattisce.

Ecco un esempio della mia personale settimana della super produttività:

• Sveglia alle 6.15. (Non ho mai avuto problemi a svegliarmi presto ma ODIO uscire così presto dal piumone in inverno).

• Passeggiata al mare mentre ascolto podcast. Questa è stata la settimana più nebbiosa e nuvolosa della storia perciò non ho mai visto il sole all’alba ma è stato bello lo stesso. (Abitare a 300 mt dal mare certo aiuta, mi rendo conto).

• Allenamento (a casa ahimè in questo periodo).

• Colazione. Niente messaggi e mail di lavoro fino a dopo colazione.

• Lavoro. Lavoro. Lavoro. (Occhio alle distrazioni. Ve ne ho già parlato qui).

• Pause dal lavoro leggendo un capito di un libro.

• Cibo salutare cucinato a casa.

• Meditazione con focus su obiettivi.

• Appuntamenti e call: solo indispensabili legati agli obiettivi. Tutto ciò che riguarda una perdita di tempo è bandito.

• 1 o 2 ore dedicate ad un progetto personale (si quello per cui diciamo di non avere tempo quando la verità è solo che non abbiamo voglia).

• Agenda sempre a portata di mano. La mia agenda “motivazionale” non è di quelle fighissime che si vedono su Instagram. Non la utilizzo per disegnarci su. Non l’ho mai fatto perché sarebbe appunto una perdita di tempo. Gli articoli da cancelleria però sono uno dei miei punti deboli. Ho bisogno di soddisfare la voglia di riempire sezioni dedicate al recap.

• 1 ora dedicata all’ordine (aridaje Fa). Allora capisco che, sotto questo aspetto, ognuno può avere le sue abitudini. Sono fissata per la pulizia e l’ordine e la mia casa è sempre impeccabile. Durante questa settimana però credo che sia utile fare piccoli cambiamenti. Spostare qualcosa, pulire un cassetto, risistemare dei libri. A me da senso di benessere.

• Serie TV ok ma in lingua originale (inglese) per allenarsi.

• Niente telefono prima di dormire e a letto presto. Questi per me sono tasti dolentissimi perché spesso c’è qualche emergenza social soprattutto in questi periodo legato alla pandemia. Inoltre non ho mai avuto un buon rapporto con il sonno. Quindi spesso tento di addormentarmi con un’altra meditazione, camomilla con melatonina ed erbe varie.

• Il weekend della super produttività invece si svolge più o meno allo stesso modo. Cucinare un piatto salutare ma più sostanzioso. Leggere di più. Rivedere le idee che mi sono venute in settimana. Incontrare persone che possano ispirarmi e che possano trasmettere positività. Dedicarmi ai progetti personali.

Molti potrebbero pensare che sia un incubo vivere una settimana così. Non lo è affatto. Concentrarsi su ciò che desideriamo è uno dei regali migliori che possiamo fare a noi stessi. Il nostro cervello si abitua a tutto in fretta. Se pensiamo di poter fare di più dobbiamo trovare il modo di accendere questa miccia.

Le settimane di super produttività innescano un’abitudine positiva. Lunedì prossimo, ad esempio, il mio cervello non ricorderà la fatica fatta per alzarmi quando la luna era ancora in cielo. Ricorderà l’emozione provata al mare durante l’alba.

Il nostro cervello tende a zuccherare i ricordi (cit.).

Per quanto un’esperienza sia stata negativa, non la ricordiamo mai con la stessa intensità. Ciò è dovuto allo scorrere del tempo. Ciò che dobbiamo fare è accorciare queste tempistiche mettendoci un po’ di impegno. È uno degli insegnamenti che più mi è rimasto impresso durante gli anni dell’università e a cui faccio spesso riferimento. E non perché l’università mi abbia svelato chissà quali segreti. Il professore che pronunciò questa frase, oltre a svolgere un corso fighissimo (per cui non era previsto neanche un voto ma solo 4 crediti 😒), fu colui che mi fece conoscere il primo libro di crescita personale che acquistai. Non tutte le settimane devono essere così. Ne basta una al mese per stabilire un equilibrio ed innescare un circolo vizioso positivo.

Come potrebbe essere la tua settimana della super produttività?

Fabrizia

Ottimizzare il tempo e smettere di arrabbiarsi.

Si può fermare il tempo?

Ovviamente no. Si può gestire però.

Il mio IPhone è impostato in modo tale da non farmi impazzire. Lavorare nel digital marketing è meraviglioso. Essere sempre connessi ad un Mac, iPhone ed IPad a volte però mi prosciuga l’anima. È un lavoro super impegnativo e mega stressante. Le ore passate davanti ad uno schermo sono direttamente proporzionali allo spegnimento della creatività e della linfa vitale nel nostro cervello.

Ancora più stressante è essere interrotti da continue distrazioni. L’80% delle comunicazioni che riceviamo su whatsapp, mail, social spesso sono inutili. O meglio, alcune sono inutili ed altre non sono urgenti. Quando siamo iper concentrati su un lavoro non possiamo essere interrotti ogni 2 minuti da qualcosa. Ci fate caso a quanto si diventa irascibili quando si viene interrotti? O a quanto tempo si perde nel dare attenzione a cose che posso tranquillamente essere gestite in un altro momento? Per non parlare del continuo stress a cui siamo sottoposti quando ABBOZZIAMO una situazione che ci sta logorando.

Personalmente ho raggiunto il break even point già da qualche tempo. È stato il mio fisico a darmi i primi segnali come spesso accade quando non stiamo bene in una situazione. Non potevo certo rovinarmi il fegato arrabbiandomi ogni volta, non potevo essere scortese con nessuno, non potevo spegnere il telefono totalmente e non potevo neanche sperare che tutto il mondo condividesse la mia visione e smettesse di diventare petulante. Ogni app del mio IPhone ha una sua impostazione personalizzata.

Mail: silenziose. Chi vuole essere interrotto di continuo da una pubblicità, un buono sconto o un newsletter a cui non si è mai iscritto? Controllo le mail solo due volte al giorno. È più che sufficiente.

Whatsapp: niente suono o vibrazione. Solo banner. So che ci sono dei messaggi. Li guardo quando ho finito di fare ciò che sto facendo.

Chiamate: attive solo con vibrazione. Chi decide di telefonare di solito ha davvero qualcosa da dire. Ma non illudetevi. Ho detto “di solito”, non “sempre”. 😜

Social network: no banner, no vibrazione, no suoni. Solo centro notifiche. Sarei già ricoverata nel reparto psichiatrico se avessi lasciato attiva questa categoria. Spesso i social inviano notifiche solo per farci connettere perché vogliono che passiamo molto tempo sulle piattaforme.

Mark, io ti voglio bene ma devo volerne anche a me stessa. 🧡

Non è stato facile oscurare queste notifiche inizialmente. Non volevo mettere da parte i miei clienti. Così ho organizzato io i momenti in cui controllare messaggi, commenti ecc delle pagine social di cui sono responsabile in modo da avere il pieno controllo di ciò che accade.

Stesso discorso per le notifiche personali. Ogni sera alle 21.00 il mio IPhone va in modalità non disturbare (già dal 2015). Dedico del tempo ai miei social per informarmi, vedere cosa fanno i miei amici, fare networking scegliendo io i momenti in cui farlo. Un tempo limitato. Per me i social network sono soprattutto un luogo di lavoro. Chi vuole passare anche il proprio tempo libero nel luogo di lavoro? Inoltre, la sera, mi piace dedicarmi ad altre attività che meritano la giusta attenzione. È tutta una questione di equilibrio.

Costringetevi all’azione immediata e a ignorare le minuzie. Timothy Ferris

Trovo assolutamente di pessimo gusto essere in compagnia di qualcuno che passa tutto il tempo a scrollare la schermata del telefono come se fosse lobotomizzat*. Non ascolta, non comunica, non esprime empatia, non riesce a focalizzarsi su una serie tv, non ha voglia di leggere un libro o di fare qualcosa. Una qualsiasi cosa per se stess*. I social network sono una grande risorsa che va gestita. Lo ripeterò sempre. Siamo noi ad avere il potere, non il contrario. Come si fa? Con un po’ di forza di volontà e di training.

Pensateci un attimo. Essere capaci di gestire il tempo da dedicare alle comunicazioni che riceviamo ci consente di avere un interesse più genuino. Perché? Perché lo facciamo con piacere. Non è più una costrizione che ci viene imposta dagli altri. Siamo noi a decidere. E sopratutto siamo noi a SELEZIONARE i contenuti che meritano attenzione.

Fabrizia

Instagram. Errori e dolori dei social media manager.

Instagram fa parte della nostra quotidianità da diversi anni ormai. Lanciata nel 2010, dopo due anni questa app era già nella scuderia Zuckerberg. Il suo successo è stato eclatante conquistando 10 milioni di utenti in un solo anno.

Sembra ieri vero? E invece sono passati 10 anni. Cosa abbiamo imparato in questo lungo periodo? Purtroppo ancora troppo poco. 

Sui profili personali è inutile dilungarsi. Ciò che è davvero inconcepibile, nella stragrande maggioranza dei casi, è la “strategia” adottata per gestire gli account business. 

Ogni volta che mi viene conferito l’accesso ad un account IG già esistente so che stanno per arrivare i dolori. Questi account sono tutti uguali. Non superano i 500/1000 follower e ne seguono dai 2500 ai 5500. 

Analizzando i following mi rendo conto che i profili seguiti si distinguono in tre categorie:

  • amici degli ex gestori delle pagine;
  • profili a caso (semi vip e ragazze un po’ svestite);
  • account, da me definiti, immondizia (fake – attivazione bot).

Analizziamo questi tre punti e facciamo un confronto tra le aspettative e il risultato (Instagram vs Realtà!).

Se pensate che seguire i vostri amici IG possa essere un buon modo per fare pubblicità al profilo del vostro cliente vi sbagliate. Il 94% di questi “amici” non ricambiano il following e non sono interessati affatto al brand. In questo modo il vostro profilo ha un’immagine equivalente a quella del porta a porta. Se invece lo fate per far crescere i profili dei vostri amici avete probabilmente sbagliato impiego.

Seguite gente “vip” o semi-famosa (che magari ha pure comprato follower) pensando che possano investire nel vostro brand? Ebbene anche qui vi sbagliate. State solo fomentando il loro ego e il vostro profilo avrà una patina un po’ nerd.

Last but not least l’attivazione dei bot che vi procurerà non solo un rimpinguo di profili arabi/turchi/tunisini finti come i soldi del monopoli; vi assicurerà anche uno squilibrio così forte dell’algoritmo che IG vi penalizzerà nascondendo ancora di più il vostro account. Lo squilibrio riguarda anche chi decide di acquistare follower. Instagram lo sa che state acquistando una finta visibilità con strumenti non consentiti.

Che disastro eh? E non vi dico che rottura prendere in mano questi profili.

La corsa ai follower non va davvero più di moda. La strategia giusta da adottare su Instagram per avere un profilo performante è lavorare sul target di riferimento del brand per consolidare ed ampliare il proprio pubblico. Utilizzare gli hashtag, investire con Instagram Ads, intrattenere relazioni di valore, approcciare all’influencer marketing. Avere un profilo che segue di tutto e di più risulta anche un po’ una cosa da sfigati e conferisce poca credibilità.

Significato di performante: generare conversioni a prescindere dal numero di follower!

 

Fabrizia

 

Guida definitiva alla gestione dei commenti negativi sui social network

Sui social network, come nella vita quotidiana, ognuno esprime la sua opinione. La differenza sta nel fatto che, se spesso nella vita di tutti i giorni ci si pone un limite nell’andare in giro a giudicare e criticare gli altri apertamente, sui social network si lanciano delle vere e proprie bombe capaci di generare problemi di diversa portata a tutti coloro che gestiscono le pagine aziendali. Ad esempio la perdita di tempo, il nervosismo crescente e il rischio di mettere a repentaglio l’immagine del brand creando vere e proprie colonie di haters.

L’interazione sui social network non implica un contatto visivo e quindi rende più semplice dare voce alle proprie emozioni negative. Nel 90% dei casi i commenti negativi non provengono da un’esperienza diretta con il brand, si basano su critiche volte a dare sfogo alla propria frustrazione. Senza focalizzarci troppo sui motivi per cui la gente sia così frustrata, cerchiamo di capire come comportarci in questi casi lasciando la psicologia a chi l’ha studiata.

Quante volte su TripAdvisor abbiamo letto recensioni pazzesche di un ristorante che poi abbiamo provato ma non ci è piaciuto? O quante volte è accaduto il contrario? I gusti sono personali e le frustrazioni anche.

L’interazione sui social network serve a: informare, interagire e supportare. Tutto il resto deve avere poco a che fare con le vostre pagine aziendali. Quindi quali sono i concetti chiave della guida definitiva alla gestione dei commenti negativi sui social network? La risposta (più breve del titolo) probabilmente vi stupirà: CANCELLARE o/e BLOCCARE.

Fa tutto qui? Si, mi dispiace deludervi. Se vi aspettavate un articolo da cui prendere appunti mettete penne e smartphone da parte.

Se mi aveste chiesto un anno fa come dover affrontare questa situazione vi avrei risposto che i commenti negativi non si cancellano mai. Che un brand deve essere capace di affrontare le critiche, che deve riuscire a spiegare la propria politica aziendale e che deve essere sempre accomodante. Nell’ultimo anno l’advertising è cambiato, si è evoluto. Tutto è diventato più veloce anche nella quotidianità. I commenti degli haters devono restare nel passato. Non possono evolversi con noi. Non hanno senso e motivo di esistere e noi non dobbiamo dargli spazio. Ho tentato innumerevoli volte di rispondere agli insulti. Non è mai servito a nulla. Ho capito che queste persone hanno nella loro to do list giornaliera rompere le scatole come attività primaria.

Se un commento sta esclusivamente insultando il vostro lavoro non fatevi problemi a cancellarlo. Queste persone non fanno parte del vostro target di riferimento. Molto spesso sono profili con nomi e foto improbabili e quindi fake che per nascondere la loro frustrazione nascondono anche la loro faccia. Non vogliono conoscere la vostra storia, tantomeno acquistare i vostri prodotti. Vogliono solo sfogarsi. Un po’ come quelli che passano le giornate a scrivere sulla pagina di Chiara Ferragni che i suoi piedi sono brutti. Quando il commento supera davvero ogni limite perché utilizza anche parolacce bloccate direttamente. Lasciarli fare vuol dire dare modo ai loro simili di accodarsi e creare una vera e propria rete di haters che si trastullano sulla vostra pagina insultandovi di continuo.

Piccolo consiglio: se avete utilizzato l’obiettivo “interazione” per una campagna social, sappiate che la quasi totalità di coloro che interagiscono con like, commenti e condivisioni non sono compratori.

Come dico sempre “non sono i like che vi fanno vendere”. 

Diverso è il caso in cui un vostro cliente ha avuto un’esperienza negativa con il brand. In quel caso il customer service è fondamentale. La strategia sarà: aprire un dialogo, scusarsi e intraprendere un’azione offline per risolvere il problema. Ogni volta che perdete tempo a rispondere gentilmente ad un commento negativo che invece ha come unico scopo quello di insultare sappiate che togliete tempo a definire un obiettivo più importante. 

Teniamo sempre a mente quanto il 2020 ci abbia messo a dura prova facendoci comprendere l’importanza del nostro tempo e di chi ci circonda. Fare pulizia è un dovere morale. Anche sui social network.

Fabrizia

 

Che cosa abbiamo imparato da questa quarantena?

Lunedì 18 maggio l’Italia torna operativa.

Solo due mesi fa ci preparavamo all’inizio di una lunga quarantena. Oggi impariamo ad approcciare ad una realtà diversa da quella a cui eravamo abituati. Un mondo cambiato che resterà per sempre segnato dal lockdown del 2020.

Negli ultimi due mesi abbiamo imparato a sopravvivere. Certo, non possiamo paragonare la nostra situazione a quella dei nostri predecessori che hanno vissuto la guerra. Al giorno d’oggi usufruiamo di comfort non indifferenti. Sta di fatto che molti di noi per la prima volta si sono trovati ad affrontare una situazione di panico, pericolo ed apprensione che ha coinvolto quasi l’intero pianeta.

Mentre attendevamo il ritorno alla normalità abbiamo imparato a gestire la nostra routine in maniera diversa. Abbiamo dato spazio alla creatività. Abbiamo lavorato da casa guardando al soggiorno come spazio dedicato alle call conference e al relax, abbiamo condiviso gli spazi con persone che amiamo e che allo stesso tempo ci hanno fatto impazzire, le mamme hanno inventato giochi per tenere i figli impegnati, ci siamo improvvisati pizzaioli, chef, arredatori, addetti alla gestione delle pulizie, ci siamo occupati di cose di cui prima non avevamo tempo, ci siamo scoraggiati e abbiamo bivaccato sul divano, siamo ingrassati, ci siamo allenati con risultati migliori o peggiori di prima, abbiamo acquistato online, abbiamo apprezzato la solitudine, abbiamo sofferto la solitudine e la distanza, abbiamo apprezzato ciò che davamo per scontato, abbiamo guardato fuori dalla finestra immaginando cosa sarebbe accaduto dopo.

E adesso che siamo alla fine, che cosa abbiano imparato da questa quarantena? Che la comunicazione è una delle chiavi per vivere meglio.

Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione. Zygmunt Bauman

È grazie alla comunicazione che abbiamo tenuto in piedi tutte le nostre relazioni. Abbiamo gestito il lavoro, la lontananza, la troppa vicinanza, le nostre confidenze, abbiamo sfogato la nostra rabbia e così via. Comunicare ci è mancato e lo abbiamo espresso in tutte le forme che avevamo a disposizione. È per questo che in tanti si sono riuniti sui balconi.

E nel digitale? Quanto è stata fondamentale la comunicazione durante la quarantena? Eh si miei cari risposta scontatissima: è stata decisiva per molti.

La maggior parte delle aziende ha scelto di continuare la comunicazione online modificandola in base alle esigenze del momento. Molte piccole e micro imprese hanno approcciato al digitale per la prima volta. Spinte non più solo dalla curiosità ma dalla necessità di non sparire. La vendita online, i servizi di consegna a domicilio e asporto sono stati i tre punti fondamentali su cui si è basata la strategia digitale di questo lockdown.

Comunicare senza mettere da parte il calore umano è la strategia vincente. Farsi apprezzare perché si svolge il proprio lavoro in un momento difficile sotto l’aspetto economico, psicofisico e gestionale perché si è in grado non solo di vendere ma anche di fornire un servizio cucito sulle particolari esigenze dei consumatori.

Qualche esempio? Nel prossimo articolo 🙂

 

 

 

Comunicare sui social network ai tempi del COVID-19

Tre settimane fa non ancora sapevamo bene cosa sarebbe successo. Il calendario editoriale continuava scandire le pubblicazioni social e i suoi rintocchi suonavano rassicuranti. 

Dopodiché la situazione COVID-19 ha preso il sopravvento. Il governo ha emanato le prime restrizioni sull’attività lavorativa. Nei giorni successivi le stesse restrizioni sono state rafforzate. 

Cosa accade sui social network? Che fine fanno i calendari editoriali su cui abbiamo lavorato nei mesi precedenti? Di cosa parliamo ora? Ne parliamo?

Troppe domande? Eppure tutte queste domande sono rimbombate nella testa, di chi come me, lavora con i social media chiedendosi cosa fosse giusto fare. 

Per me, che sono una sostenitrice della verità e del non fare finta di niente, è giusto parlare di quanto accade. Se si affronta un argomento con il proprio linguaggio aziendale, con informazioni veritiere e con educazione e rispetto si può parlare di tutto sui social network (come nella vita). 

AFFRONTARE-CONFRONTARE-COLLOQUIARE 

Il primo passo è affrontare la situazione, bloccare il calendario su cui avevamo tanto lavorato e comunicare agli utenti cosa sta accadendo nella routine aziendale, rassicurarli sul fatto che saranno aggiornati costantemente sui cambiamenti futuri. 

Comunicare la verità genera credibilità. 

Il secondo passo è fatto di due confronti. Uno interno ed uno esterno. 

Il confronto interno è quello con il team aziendale per definire una nuova strategia di brand awareness. Una volta affrontato il problema con gli utenti non possiamo continuare a focalizzarci sull’aspetto negativo. Dobbiamo creare punti di contatto positivi con loro. In momenti di crisi come questo i social network devono rappresentare, ancora di più, un utile strumento di informazione e devono essere veicolati a supportare e ad intrattenere gli utenti con contenuti di qualità. 

Perché una strategia di brand awareness? In questo momento le attività di produzione sono bloccate, le spedizioni devono dare priorità ai beni di prima necessità. La cosa migliore che possiamo fare è comunicare informazioni riguardanti il brand con l’obiettivo di far conoscere meglio l’attività, i prodotti, i servizi, la storia, le iniziative intraprese e così via. Uno storytelling che si rivolga alle persone che devono necessariamente passare la maggior parte del loro tempo dentro casa e che aiuti a spazzare via quell’ondata di negatività che aleggia in tutti i social network.

Inoltre in questi casi bisogna sfruttare una delle componenti che di solito oltre ad essere introvabile, non è acquistabile. Quale? Il tempo! In questi momenti di “calma” (si fa per dire) bisogna prendersi il tempo di analizzare quello che è stato fatto finora, quello si poteva fare (che magari è stato rimandato per mancanza di tempo) e soprattuto quello che si potrebbe fare per migliorarsi. Un buon esempio può essere quello di chiedere ai nostri utenti cosa vorrebbero dal loro brand di fiducia. Un servizio, una prodotto presentato in un altro modo, le idee degli utenti possono essere tantissime.

Il confronto con gli utenti è utile per comprendere:

  1. Come il brand viene percepito (reputation)
  2. In cosa è stato carente finora 
  3. Come può aumentare la soddisfazione dei suoi consumatori 
  4. Che unire le proprie idee a quelle degli utenti può essere il modo migliore per creare/migliorare/modificare un prodotto o un servizio da lanciare nel prossimo anno
  5. Come dare valore ai bisogni dei suoi consumatori

Il confronto è una straordinaria arma di unione

L’ultimo step è colloquiare con gli utenti. Esattamente come abbiamo sempre fatto. Questa volta aggiungeremo un tocco più personale, ancora più umano. 

Perché? A prescindere dalla strategia digitale è importante che gli utenti percepiscano che il brand, nonostante le difficoltà quali produzioni ferme, spedizioni con diverse tempistiche, adattamento delle nuove normative, sia formato da persone che stanno lottando con le stesse incertezze e paure di tutti e che si stiano impegnando per trasformarle in punti di forza. Punti di forza che nel futuro (si spera il prima possibile) siano in grado di far parte dell’enorme ingranaggio che muove tutta l’economia del nostro paese.

Un esempio di ciò che vi dico e che mi riguarda lo trovate sui canali social Confetti Pelino.

Forza!

Fabrizia

 

I 5 sensi della femminilità per avere successo nella vita

Marzo è il mese in cui ricorre la giornata internazionale della donna.


Come ci relazioniamo al giorno d’oggi a questa giornata? Vi prego non parlatemi di serate in cui si esce solo tra donne, si va a ballare e ci si ubriaca per dimostrare qualcosa (cosa poi).

Con il passare degli anni mi sono resa conto che nel rapporto tra donne c’è una costante in negativo. Provare invidia e gelosia o essere diffidenti e cattive. Il continuo atteggiamento di sfida nei confronti delle altre donne da parte delle stesse è qualcosa di snervante, demotivante e a tratti anche degradante. Spesso vi è un vero e proprio impegno nel mostrarsi acide con elementi dello stesso sesso. Questo comportamento è simile (ma lontano) a quello degli uomini quando devono segnare il territorio. La differenza sta nel fatto che gli uomini dopo poco diventano amici, le donne no. Sono nemiche a vita!

Mi è capitato di non ricevere neanche il saluto in palestra da una donna di 10 anni più di me, nonostante io la salutassi. La stessa donna più tardi ha fatto comunella con un’altra per esprimere la sua gelosia nei miei confronti. Entrambe non hanno mai scambiato una parola con me e non sanno assolutamente nulla della mia vita, della mia giornata, dei miei sentimenti, del mio lavoro, delle mie passioni o dei miei valori. Dopo due volte che ho provato a salutarle, non avendo avuto riscontri positivi, ho iniziato ad ignorarle. Potrei raccontarvi storie peggiori ma siamo qui per concentrarci sulle cose positive.

Certo capita a tutte di avere a che fare con pessimi esempi di donne. Purtroppo esistono pessimi esempi di essere umani a prescindere dal sesso di nascita. In entrambi i casi la distanza è l’unica strada da seguire.

Eliminati i casi estremi, spesso accade di mettersi sulla difensiva a prescindere e non riuscire a fare gioco di squadra tra donne.

Come possiamo diventare brave in questo gioco? Partiamo dal presupposto che ogni volta che sorgono degli attriti tra donne è a causa di un’insicurezza di fondo. Che sia sul piano estetico o economico, tutto nasce dall’insicurezza. Ogni essere umano, uomini compresi, ha una predisposizione a fare qualcosa meglio degli altri. Ogni donna ha un elemento che la rende più bella di un’altra. E così via. Qual’è il primo passo per superare questo gap? Innanzitutto non chiamarlo gap. Il fatto che una donna possa essere molto bella non vuol dire che tu sia brutta. Il fatto che una donna sia brava nello sport non vuol dire che tu non sia brava in altro. Il secondo passo è l’accettazione. Se si accetta di essere tutte diverse e quindi tutte speciali in qualcosa si può provare stima nei confronti delle altre e non invidia.

Belle parole, vero? Come si fa a metterle in pratica?
Facendo una lista! Una lista divisa in tre colonne. Nella prima inseriamo tutte le cose positive che ci caratterizzano: PREGI. Nella seconda tutte le cose che non ci entusiasmano e che possiamo migliorare. La chiameremo BENE MA NON BENISSIMO. Nella terza, DIFETTI, elementi che proprio non ci piacciono e che non possiamo cambiare (o almeno così crediamo).
Iniziamo dalla prima colonna. Quanti pregi pensi di avere? Tanti o pochi? Non importa. Alla fine di questo esperimento ne scoprirai di nuovi che prima non pensavi di avere.
Scommettiamo? Man mano che affronterai le prime due colonne, la terza ti sembrerà sempre meno importante.
1. PREGI. Non basta scriverli. Bisogna prendersi cura dei propri pregi. Fare in modo di utilizzarli in tutti i campi della propria vita. Dargli la possibilità di farci risplendere anche quando non siamo al massimo della forma. Se uno dei tuoi pregi è l’organizzazione, fai in modo di utilizzare questa skill in più campi della tua vita per raggiungere nuovi obiettivi. In questo modo migliorerai la tua capacità di organizzazione e potresti aprire nuovi scenari interessanti che prima non avevi preso in considerazione. Ecco un esempio pratico. Sto lavorando ad un progetto che si allontana un po’ dal mio core business. Sono molto brava nella pubbliche relazioni. Esporre il mio progetto ad altre persone mi ha dato la possibilità di “allenarmi” nel comunicare in generale e in merito agli aspetti del progetto stesso. Ogni volta che provavo a presentarlo a qualcuno dei miei amici avevo nuovi elementi per renderlo più completo e comprensibile. Quando l’ho presentato l’ultima volta a qualcuno si è aperto un nuovo scenario di collaborazione per un altro progetto di cui non immaginavo di occuparmi.
2. BENE MA NON BENISSIMO. Spesso in questa categoria inseriamo particolari di noi stesse di cui non siamo particolarmente entusiaste ma che con impegno possiamo tramutare in pregi. Che sia qualcosa del nostro aspetto fisico o del nostro comportamento, di certo possiamo migliorarlo. A volte è solo la pigrizia a non farci vedere il potenziale che si nasconde dietro qualcosa che non va. Vuoi valorizzarti fisicamente? Al giorno d’oggi ci sono davvero tantissimi modi per prendersi cura di sé. Che sia un pomeriggio con un’amica in un centro benessere, l’acquisto di un capo del colore che più ci si addice o seguire un tutorial su un make-up adatto, non c’è nulla che non si possa fare! Invece di guardare profili IG di donne bellissime e di cui credi di non essere all’altezza, segui profili che possano aiutarti a migliorarti. Trovo molto interessante il lavoro di Rossella Migliaccio sull’armocromia ad esempio. Alza il sedere dal divano e informati! Vuoi valorizzarti a livello comportamentale? Bene, guardati allo specchio ogni volta che assumi l’atteggiamento di cui non vai fiera. Se non ti conoscessi cosa ti consiglieresti di migliorare?
3. DIFETTI. Se hai affrontato con decisione i primi due punti, quest’ultimi ti sembreranno più contenuti ora rispetto a prima. Sbaglio? Forse alcuni di questi potresti anche passarli nella seconda colonna e affrontarli diversamente da oggi in poi.
Il segreto è amplificare la prima colonna, migliorare la seconda e lavorare sulla terza. Come una perfetta strategia di web marketing.
Ok Fa, tutto molto carino ma il gioco di squadra tra donne? Ora che hai affrontato la tua lista prova a pensare che ogni donna ha una sua lista. Quando incontri una donna con cui non entri subito in sintonia prova a comprendere e analizzare la sua lista divisa in tre colonne, immagina i suoi punti 2 e 3, fai un paragone con i tuoi. Non è molto diversa da te alla fine, vero? Ognuno ha i propri pregi e difetti. Bisogna accettarli. L’unico caso in cui non bisogna accettarli è quando questi possano ledere i propri sentimenti.
5 piccoli consigli su come sfruttare al meglio i nostri sensi ed essere donne più solidali:
VISTA: guardare con i propri occhi. A volte le donne sono cieche a causa dei pregiudizi di un’amica o dell’influenza dell’uomo che hanno accanto. Spesso il problema non sono gli altri, forse abbiamo solo sbagliato a scegliere chi avere accanto.
OLFATTO: gli odori sono collegati alla memoria. Fate caso ai profumi che aleggiano nel momento in cui state comunicando tra di voi e state bene. In futuro quello stesso profumo vi ricorderà il momento e di conseguenza il benessere provato.
UDITO: ascoltare anche quello che non viene detto. Siamo brave in questo, non devo dirvi altro.
GUSTO: condividere un aperitivo. Banale? No, è l’atmosfera perfetta per aprirsi e sentirsi più a proprio agio.
TATTO: una pacca sulla spalla, una stretta di mano energica, un braccio intorno alle spalle. Tutti modi per far cadere muri spesso creati dal pregiudizio.
Il modo migliore per commemorare questa ricorrenza è complimentarsi con una donna che si impegna per raggiungere i suoi obiettivi.

Buon 8 marzo a tutte! 🙃
Fabrizia

Netiquette Social. Il bon ton dei click.

La buona educazione è fondamentale per sviluppare rapporti sociali fondati sulla stima e il rispetto reciproco. Ogni situazione, pretende un certo tipo di comportamento. Che sia al lavoro, a casa di qualcuno, ad un evento o al supermercato, dobbiamo sempre ricordare di lasciare un buon ricordo della nostra presenza.

E sui social? Come ci si comporta? Ci sono delle regole da seguire? Évidemment!

I canali digitali hanno modificato il nostro modo di interagire nel corso degli ultimi anni. Spesso mi capita di sentire persone lamentarsi del fatto che i social network hanno peggiorato il nostro mondo. Mi sembra un’affermazione un po’ troppo azzardata. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Sono le persone a decidere cosa fare delle proprie vite ogni giorno scegliendo come comportasi, cosa mangiare, dove andare, chi frequentare e via dicendo. Allo stesso tempo, sono le persone che decidono come comportarsi sul web. Dall’altro lato possiamo affermare che i social network hanno dato la possibilità a tutti di esprimere la propria opinione ma questo può accadere anche per strada, al cinema o in un bar. Dove sta la differenza? Sta nel coraggio.

La maggior parte delle persone preferisce dire ciò che pensa attraverso una reazione ad un post o con un commento principalmente per tre motivi.

1- Esporsi. La maggior parte delle persone non dice ciò che pensa per paura del giudizio altrui.

2- Prendere posizione. Accade quando manca la sincerità. Siamo essere umani predisposti a scegliere per natura. Che male c’è ad esternare le proprie scelte?

3- Affrontare un dibattito. Dire la propria sui social network rende tutto più semplice perché si può abbondare una conversazione senza essere costretti ad ascoltare anche l’altra parte. In definitiva manca la capacità di avere un dialogo costruttivo quando si hanno punti di vista differenti.

E quindi come ci si comporta sui social network? Innanzitutto partendo dal presupposto che questi ultimi rappresentano uno strumento che va integrato nelle nostre vite con intelligenza. Il loro avvento non ha carattere negativo e neanche positivo. Siamo noi a scegliere come usarli.

Ecco 10 regole d’oro della Netiquette Social rivolte a tutti i naviganti. Che tu sia un social media manager, il proprietario di un’attività che gestisce da solo i suoi profili social o un utente ricorda sempre di lasciare una buona impressione digitale di te o della tua attività.

1. Autolike. È come un autogol. Pubblichi un contenuto sul tuo profilo. Perché lo fai? Perché ti piace, è ovvio. Mettere like a ciò che hai scritto è come alzarsi la maglietta davanti allo specchio in palestra e complimentarsi con se stessi per i propri addominali. È trash ed è anche un po’ da sfigati. E quando l’autolike avviene su una pagina Facebook? A volte l’amministratore della pagina pensa di mettere like con il proprio profilo ed invece no. Siamo nel 2019. Vogliamo imparare ad utilizzare questi strumenti digitali oppure no? Coraggio!

2. Autoreferenziarsi. Ok fare storytelling del proprio lavoro. Dopotutto i social servono a questo, giusto? Condividiamo ciò che accade nelle nostre vite. Perfetto. L’importante però è non sfociare in descrizioni fasulle e gonfiate in cui ci si descrive come dei mostri sacri utilizzando slang inglesi. Siete degli esperti? Fatelo dire agli altri. La gente lo sa se siete davvero bravi. La gente sa tutto. Soprattutto sui social. Se vi spacciate per grandi imprenditori (di se stessi) e poi fate colloqui di lavoro in giro beh c’è qualcosa che non va. Siate umili!

3. Taggatori seriali. Fate i pr? Bene. Pubblicate la vostra pubblicità sui vostri profili. Taggare 50 persone con la serata di turno, l’evento di turno fa molto 2009 style oltre ad essere poco carino. Se qualcuno venisse a scrivere sulla vostra agenda senza il vostro permesso come ci restereste?

4. Tirarsela. Rispondere ai commenti dopo ore facendo finta di essere impegnati. Raga no. Questo vale in tutto. Abbiamo mille mezzi di comunicazione per avvertire che siamo impegnati. Ignorare qualcuno è davvero di cattivo gusto.

5. Aggiungere persone a casaccio. Aggiungere amici di amici per farsi gli affari loro e poi non salutarli per strada è come presentarsi ad una cena e sedersi a mangiare senza salutare gli altri commensali. Questi comportamenti già non andavano bene nel 2009 quando eravamo alle prime armi con Facebook. Dopo 10 anni sono aboliti. Assumere questo atteggiamento nel 2019 è come parlare ancora dei BackStreet Boys.

6. #Hashtag. Chiariamo una volta per tutte cosa sono e a cosa servono?

Hasthtag: il simbolo del cancelletto (#) associato a una o più parole chiave per facilitare le ricerche tematiche in un blog o in un social network.

In italiano vuol dire etichetta. La sua funzione è aggiungere valore ad un contenuto rendendolo cercabile sul web. Inventare hashtag senza senso non vi renderà fighi. Neanche utilizzare 64 hashtag (o 75 emoticon!) su un post di Facebook. Utilizzateli in maniera coerente con i vostri contenuti e sulle giuste piattaforme (Instagram, Twitter). Se andate a pranzo da vostra nonna e scrivete #aPranzoDaNonnaConcetta non vi cercherà nessuno a meno che voi non lanciate un Contest promozionale nel settore food magari invitando gli utenti che vi seguono a provare i piatti della domenica a casa di vostra nonna. In questo caso parlatene prima con vostra nonna.

7. Onnipresenza. Avete un’attività che ha tanto da dire? Bene, cercate di canalizzarlo sulle giuste piattaforme. Gestire la presenza su un social network comporta fatica, costanza, impegno ed una lunga serie di altri ingredienti. Essere ovunque è sempre la scelta sbagliata, a meno che voi non siate la CocaCola. Non piazzatevi su tutti i social network perché le icone di questi fanno scena sul vostro sito web. Defilatevi, incuriosite.

8. Assenze ingiustificate. Se decidete di inserire la vostra attività sui social network dovete rispondere a tutti i commenti. Si, anche a quelli estenuanti o ripetitivi. Il Customer service attraverso i social network è usato ormai da tutti. È un servizio facile e veloce. Dovete rispondere ai vostri utenti e dovete farlo anche in fretta. Se riceveste una chiamata presso la vostra attività lascereste squillare il telefono a vuoto? Per non parlare di quando abbandonate i vostri account social aziendali. Che abbiate licenziato il vostro social media manager o che vi siate stancati di avere una presenza social fate una scelta netta. Uscite definitivamente dai social network. Un profilo non aggiornato è come una casa abbandonata.

9. Negatività. Non utilizzate i social network per sfogare la vostra frustrazione su tutto e tutti. Commenti negativi. Insulti. Cyberbullismi di ogni tipo sono vietati categoricamente. Insultare le persone sui social è come svegliarsi la mattina, affacciarsi al balcone e iniziare a sparare a zero su tutti. È da folli. In questo caso dovreste farvi curare.

10. Sperperare i dati. Dove sta andando la vostra presenza sui social network? Qual è l’obiettivo da compiere? Se ne avete uno bene, siete a metà dell’opera. Per completare questo percorso è necessario conoscere il vostro target di riferimento e analizzare i risultati. Pretendete dei report da chi avete ingaggiato. Rendetevi conto di quanto il vostro investimento abbia prodotto risultati, che essi siano click, visualizzazioni o like. Guardate i vostri social network come vi guardate la mattina prima di uscire allo specchio chiedendovi: “mi piaccio?”. Se la risposta è no datevi da fare per cambiare in meglio.

Che fatica essere sui social, eh? Non lo dite a me 😜. Scegliete chi dovrà curare la vostra immagine sui social network come quando dovete scegliere le scarpe per un matrimonio. L’obiettivo è arrivare fino alla fine con il sorriso stampato in volto.

🙂

Fabrizia

Cambio stagione, cambio strategia!

Aria di primavera e di cambio armadio! La bella stagione si avvicina e con lei una nuova strategia. E cosa si fa della vecchia strategia? Esattamente quello che si fa con i vestiti invernali. Si decide cosa tenere per la prossima stagione e cosa dar via. Cambiare però non vuol dire buttar via la nostra vecchia identità. Tra i vari maglioni ripiegati e lavati c’è lo stile che ci ha rappresentato fino ad oggi. Ed è da quello che ripartiamo per definire il nostro look primavera/estate.

Cosa accade sui social? Se siamo stati bravi ad osservare il mercato, ad ascoltare i nostri clienti, a percepire i bisogni dei consumatori siamo già a buon punto perché sappiamo in che direzione muoverci. Se poi abbiamo anche analizzato i dati ottenuti, fissato gli obiettivi raggiunti finora abbiamo già il 70% del nostro planning strategico in mente. Complimenti!

Sarebbe bello poter definire la strategia digitale integrata di un intero anno a novembre ma purtroppo il lavoro è soggetto ad imprevisti, a cambiamenti e altri elementi aleatori che nessun digital strategist può prevedere. Tutti questi elementi rappresentano il 30% che manca alla definizione del nostro planning.

L’evoluzione dei social network, le abitudini dei consumatori, i mutamenti del mercato di riferimento, l’ingresso di nuovi competitor nel nostro settore sono in continuo movimento. Si possono paragonare a quel compleanno che magari avevamo dimenticato nel mezzo di giugno, o a un invito inaspettato a cena fuori, ad una gita in barca non prevista e così via. Ed in quel momento guardi l’armadio e pensi: “e adesso che mi metto?”. È li che bisogna saper prendere una decisione pragmatica e veloce che ci consenta di avere l’outfit giusto sentendoci a proprio agio in una situazione che non avevamo previsto.

Ultimamente sto notando una maggiore apertura mentale e un maggiore interesse per le attività digitali. Le attività, anche se locali, hanno voglia di emergere attraverso i social network. Tutto ciò mi rende molto felice. C’è aria di primavera e di cambiamento anche in quelle attività che fino a solo un anno fa erano spaventate dall’intraprendere una strategia digitale, o peggio, avevano avuto una brutta esperienza con qualche agenzia.

Nella comunicazione la cosa più importante è ascoltare ciò che non viene detto. Peter Drucker.

In Italia non siamo così bravi ad ascoltare, diciamoci la verità. Ho avuto diversi feedback negativi sul mio settore nel corso degli anni. Perché? Perché bisogna essere in grado di dare spiegazioni dettagliate, di rispettare volontà e tempistiche, di dimostrare professionalità e di conoscere bene i propri strumenti di lavoro. Bisogna portare risultati prima per i propri clienti e poi per se stessi. E tutto questo può accadere solo se siamo disposti ad ascoltare non solo con le orecchie.

Avere una pagina Facebook non vuol dire avere una strategia così come bere tanti caffè non vuol dire essere svegli 🙃

Avere una strategia vuol dire saper decidere cosa fare anche quando per strada si incontrano molti bivi. Una strategia è il paracadute che ti consente un atterraggio morbido che limiti i danni e ti consenta di continuare a camminare con le tue gambe. Che si tratti della tua attività o di un invito inaspettato a cena fuori! 😜

La mia strategia personale l’ho chiamata VPA. VISUALIZZA, PIANIFICA e AGISCI. È il modello standard che definisce uno schema da seguire e che si può adattare e personalizzare in ogni situazione. Ma di questo ne parliamo la prossima volta 😉

Fabrizia