Sei stata la casa. Inizia così questo articolo che non parla di social media marketing, parla di una bella storia tra me e la mia ultima casa. Una storia che finisce oggi ma non c’è bisogno di essere tristi. Ogni fine è un nuovo inizio.
Non ho mai avuto la fissa di vivere in un posto per tutta la vita. La casa non ha mai avuto lo stesso peso che, al contrario, aveva, ad esempio, per la generazione dei miei genitori. Per mio padre era fondamentale comprare una casa che fosse grande, ricca di comfort, di belle cose, di materiali e rivestimenti all’altezza del suo stile di vita, del suo lavoro e della sua famiglia. Era un obiettivo che raggiunse a 30 anni. I miei obiettivi sono stati altri e, in questo, come in tante altre cose, siamo stati diversi. Forse grazie anche alla consapevolezza che i migliori materiali e rivestimenti non sarebbero riusciti a coprire l’assenza di sentimento, di passione, di vita.
2019 – 2024. Io e te ci siamo incontrate poco prima che scoppiasse la pandemia. Poco prima di sapere chi sarei diventata e poco dopo aver virato verso una città che conoscevo bene. Di nuovo.
Nel 2018, infatti, ero smaniosa di fare grandi salti, così progettai la mia vita alzando l’asticella di molto. Ora, alzare l’asticella è una delle mie specialità che sto cercando di servire sempre meno durante i pasti della mia vita, ma nel 2018 ero veramente andata oltre. In soli 40 giorni stavo organizzando il mio trasferimento all’estero, la ricerca di una nuova casa, di un nuovo lavoro e l’iscrizione a un master business executive che si svolgeva nei weekend. Mi bloccò uno 0,5. 0,5 era quella piccola porzione che mancava a uno dei quattro step del mio riconoscimento IELTS per essere ammessa al business executive. Cosa potevo fare? Ebbi subito il colpo di genio. Sistemerò tutto in questi 40 giorni. Per mia fortuna intervenne mio fratello (il saggio Buddha), dicendomi: “Fa, non pensi di star facendo un po’ troppe cose? Forse dovresti valutarle con più calma e rivedere le scadenze di questo progetto”. Mi sentii sollevata perché tradussi le sue parole in comprensione. Non dovevo correre, nessuno mi stava inseguendo. Lo ascoltai. Non pervasi più il cervello di ansia come in una partita di Black Jack. Presi le vecchie 40 carte napoletane e iniziai un solitario che mi avrebbe portato a Pescara. Di nuovo.
Superata la fitta foresta in cui mi trovavo, arrivai in una grande distesa soleggiata, tranquilla. Ora riuscivo a vedere perfettamente ciò che volevo. Una cosa sola. Non avere un lavoro dipendente. Partii da qui. Presi un cliente, dopo un mese un altro. Trovai un commercialista, aprii la partita IVA, cercai una casa. Non in questo preciso ordine perché tutto si muoveva in sincrono. Tutto si incastrava.
A quel numero 99, che oggi ho salutato per sempre, dedico tutta la grinta che ho avuto in questi 5 anni. La stessa grinta che ho trovato in due camere da letto, due bagni, un soggiorno e una cucina. Quel numero 99 è stato l’inizio di un nuovo capitolo, è stato il luogo in cui le mie persone preferite hanno spesso trovato rifugio, è stato il luogo in cui ho vissuto il mio lockdown da sola, è stato il luogo in cui ho lavorato così tanto da aver voglia di vomitare, è stato il luogo in cui ho fertilizzato me stessa, ho avviato la mia attività, ho condiviso amicizia, gioia, pianti, rabbia, insoddisfazione, paura di non farcela, sgomento, felicità, passione e, in ultimo perché seguo l’ordine di arrivo, amore. A quel numero 99 dedico una grande fetta della mia indipendenza perché nessuno come lui mi ha visto darmi così tanto da fare. Oggi le nostre strade si dividono per sempre. Provo tanta gratitudine, nessun rimpianto e nessuna malinconia. Quando ci prendiamo il tempo di ascoltare le nostre sensazioni, i nostri sentimenti, tutto è chiaro, così come oggi è stato chiaro sedersi sul mio vecchio letto, guardarsi intorno e vedere allo specchio una nuova versione di me. Ci saranno nuove case e nuove storie da raccontare.
E così, mentre saluto il numero 99 con gli occhi lucidi, mi chiedo: se questa casa ha rappresentato una parte fondamentale del mio percorso, cosa mi riserverà il numero 359? Forse, proprio come il nome del mio blog, è il simbolo di quella parte mancante che rende la vita imperfettamente perfetta.
Fabrizia
