Le keywords sono nel nostro background.

Quante volte ci hanno detto: “la mela non cade mai lontano dall’albero”? Siamo tutti destinati ad essere ciò che le nostre famiglie sono state quindi nel bene e nel male?

Personalmente non sono d’accordo. Ho basato tutta la mia vita sul principio opposto. Io non sono la mia famiglia e non voglio esserlo. Ho avuto una famiglia in cui si comunicava poco e male e io ho deciso di lavorare nella comunicazione. La mia famiglia mi ha insegnato moltissime cose, spesso non con il sorriso e sotto forma di trauma ma ho avuto la fortuna di averla perciò ho deciso di imparare a gestirla il prima possibile.

Il background in cui ero immersa da piccola era troppo lontano dai mondi che volevo esplorare, dalle cose che volevo sperimentare ed imparare. Perciò ho dovuto faticare molto per riuscire a scorgere orizzonti più colorati e a 15 anni ho iniziato con molta caparbietà il mio percorso da bastian contrario. Dopo i classici atteggiamenti di ribellione, che vi risparmio, ho capito che tipo di persona volevo essere e ho iniziato a costruire Fabrizia senza il peso del suo cognome. Ci sono voluti anni per scindere le emozioni provate dal mio essere. Per venire fuori da certe abitudini. Per capire cosa tenere e cosa cambiare. Più vuoi estraniarti dall’ambiente in cui sei cresciuto e più devi impegnarti.

È un percorso dinamico che dura tutta una vita, cresce e si modifica con te. Una delle frasi migliori per motivarsi durante questo percorso l’ho sentita in una delle mie serie preferite, Bojack Horseman:

“Poi è più facile. Ogni giorno diventa più facile. Ma devi farlo tutti i giorni. Questo è difficile. Poi diventa più facile.”

👉🏼 https://www.youtube.com/watch?v=pFJ6q7OsFGQ

Man mano che vai avanti, acquisisci la consapevolezza di chi sei e finalmente comprendi una delle lezioni più importanti di tutta la tua vita. Tutto ciò che vuoi essere è scritto proprio nel tuo background. Solo esplorando da dove vieni, dove hai vissuto, quali emozioni hai provato, sarai in grado di capire chi vuoi essere. Non importa quanti malcontenti, ansie e paure hai dovuto affrontare. Ognuna di loro ti ha portato a costruire consapevolmente una parte del tuo essere.

Fa cosa c’entra tutto questo con il web marketing? C’entra.

Ogni attività che vuole imparare a comunicare deve definire la sua identità e per farlo deve ricercare le motivazioni che l’hanno spinta ad affacciarsi sul mercato. Il posizionamento strategico dipende dalla conoscenza che si ha dei propri punti di forza e debolezza. Le parole chiave sono insite nella trama della nostra storia.

Non possiamo decidere dove nascere ma possiamo scegliere di non accontentarci dello schema che ci viene proposto. 🙂

Fabrizia

Definire gli obiettivi in una strategia digitale.

Io sono abituata a “carburare” per obiettivi. Nel lavoro e nella vita privata mi pongo obiettivi che mirino al miglioramento di quello che faccio e di quello che sono.

Molti dicono che la felicità è fatta di attimi, altri che dura solo un istante. Trovo queste tutte versioni molto filosofiche. Per me la felicità è un obiettivo. Se non ti prefissi di avere il lavoro dei tuoi sogni non l’avrai, se non ti prefissi di fare un viaggio non partirai, e così via. Perciò, se non ti prefissi di essere felice non lo sarai.

“Fa ma tu parli sempre di obiettivi!”. Si, parlo sempre di obiettivi 🙂 ed ecco perché.

Seneca diceva:

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”

Se non sai cosa vuoi non puoi definire neanche chi sei, ecco perché credo così tanto negli obiettivi. Se hai un obiettivo importante prefissato nella tua testa sarà più facile non incappare in atteggiamenti di auto sabotaggio. Quante cose, persone, lavori rischiamo nella nostra vita ogni giorno semplicemente perché non siamo nel mood giusto? Perché perdiamo tempo a ripetere scenari che abbiamo già vissuto di continuo? Avere degli obiettivi ci consente di distrarci da tutte le tue abitudini negative.

Una volta conobbi una persona che divenne un mio “cliente – non cliente”. Cioè una persona che avrebbe voluto tanto che io lo aiutassi a definire una strategia digitale per la sua attività e che, al tempo stesso e per vari motivi, non avrebbe mai potuto collaborare con me. Nel lavoro sono sempre molto attenta ad entrare nell’ottica di un cliente perché DEVO capire cosa vuole raggiungere e chi vuole essere sul mercato. In questo caso, ad ogni incontro, mi rendevo conto che era impossibile comprendere la sua visione, semplicemente perché non ne aveva definita una. Cambiava idea di continuo perché non sapeva cosa voleva. La sua testa era ferma a vecchi scenari e il suo approccio non faceva altro che portarlo ad auto sabotarsi ancora.

La prossima volta che ti capita di pensare che già saprai come andrà a finire rifletti un attimo. Un conto è dare retta al proprio sesto senso, un conto è ripetere uno scenario (negativo) già vissuto e dire: “Eh tanto lo sapevo che andava a finire così”, perdendo la possibilità di essere davvero felice. Qualunque sia la forma di felicità che intendi raggiungere.

“Che fine ha fatto il tuo cliente-non cliente? Hai capito cosa desiderava?”. Non lo so e non me lo sono più chiesto perché sono presto tornata ad i miei obiettivi. 😜

 

L’emozione sta negli occhi di chi clicca.

Le emozioni nascono in due modi.

Quando scatta un ricordo nella nostra mente o quando accade qualcosa di inaspettato. 

Sorridere davanti a vecchie foto, arrossire per una sorpresa, ritrovarsi con gli occhi pieni di lacrime quando raggiungiamo un risultato importante. Certo, non c’è solo il lato romantico delle emozioni. Vi sono anche emozioni che nascono dal riaffiorare di ricordi tristi. Reagire d’impulso quando ci sentiamo attaccati perché crediamo di rivivere un’esperienza passata che ci ha feriti. Sentirsi sopraffatti dalla delusione quando non ci sentiamo compresi.

Io mi blocco sempre quando vengo fraintesa o non compresa. Ho capito negli anni che quando vivo un’emozione molto forte, specialmente quando proviene da ricordi non piacevoli, ho bisogno di fermarmi. Di raccogliere tutto quello che sto provando in quel momento in un grande cestino per poi riversarlo sul letto delle mie analisi, prima di prendere di nuovo la parola. Mi aiuta a non dire cose di cui potrei pentirmi.

Non possiamo prevedere quando le emozioni ci assaliranno. Ciò che possiamo fare è imparare a gestirle. L’ho fatta troppo facile, eh? 

Di una cosa sono certa. Le emozioni vanno vissute prima che comprese. Vanno assaporate prima che analizzate. Successivamente, quando avremo capito da dove vengono, possiamo apprezzarle per il messaggio che ci hanno recapitato.

Si, ma cosa c’entrano le emozioni con i social?

Beh, secondo me sono proprio le emozioni a guidare preferenze, conversioni ed engagement. 

Mi capita spesso di sentir dire da proprietari di attività che hanno approcciato da soli ai social: “ho usato Facebook per promuovere i miei prodotti e ha funzionato!”. 

Bello eh? Andando avanti con il discorso mi rendo conto che il “funzionamento” non è lo stesso per entrambi. Soprattutto per me! 

Investire una cifra spropositata su un post magari vi porterà tante condivisioni e soprattutto like e questo può erroneamente farvi credere di aver avuto un ritorno interessante sui social. Ma il vero ritorno su un investimento è fatto da molte più sfaccettature. Quanti di quei like sono diventati clienti? Quanto è costato quel like? E quel like soprattutto di chi è? Appartiene a qualcuno minimamente interessato alla mia attività?

Ok Fa, ma la storia delle emozioni che c’entra? Ci arrivo subito.

Non basta investire sui social per raggiungere dei risultati. Oltre ad affidarsi ad un professionista capace di rispondere alle domande che ho posto in precedenza con dei dati analitici alla mano, è necessario riuscire ad emozionare chi vi guarda. Un post è coinvolgente quando attraverso una frase, una foto o una grafica particolare riesce a generare un’emozione nella mente dei consumatori e a trasformarla in un’azione legata al vostro obiettivo.

Bombardare le persone con messaggi commerciali non vi aiuterà a raggiungere i vostri obiettivi.

Emozionatevi ed emozionate 🙂

Un portfolio clienti è per sempre.

Quanti traslochi facciamo nel corso della nostra vita? Quando provo a contare i miei non ci riesco. L’ultimo in particolare è stato quello più pesante. Non in termini di quantità ma di qualità diciamo. Sono ripartita da una serie di scelte che, con il passare del tempo, si sono rivelate poco convincenti e, una volta pagate una per una, ho preso un treno con due valige alla volta di una nuova vita. 

Strano eh? Una donna che fa un trasloco con solo due valige non si sente tutti i giorni. Quella mattina quando ho alzato il mio trolley pesava da morire. Sembrava portassi un cadavere all’interno di esso. Durante il viaggio mi sono resa conto che quello che mi stava pesando era il prezzo che ho dovuto pagare per tutte le scelte fatte nell’ultimo anno e mezzo. Un prezzo che mi ha portato via una parte di me, per sempre.

Ho ripensato al mio mentore, Napoleon Hill, e alle sue parole:

“Gli uomini  che hanno successo prendono delle decisioni tempestivamente, e le modificano, se mai lo fanno, con molta lentezza. Gli uomini che falliscono prendono delle decisioni, se mai le prendono, molto lentamente, e le cambiano di frequente e con rapidità. Indecisione e procrastinazione sono fratelli gemelli. Dove trovi l’una, di solito puoi trovare anche l’altra. Uccidi questa coppia prima che ti incaprettino completamente alla ruota del fallimento.”

Alla fine io avevo scelto tempestivamente e, nel tempo, avevo modificato queste scelte per arrivare a nuove conclusioni. Non avevo fallito. Stavo solo riformulando la mia vita. Sorridendo arrivai a destinazione, la valigia pesavo molto meno. Infatti al suo interno non trovai più il “cadavere” ma solo i miei abiti.

Fa ma tutto questo cosa c’entra con il web marketing?

Questo aneddoto mi ha fatto pensare a ciò che spesso mi è capitato sul lavoro. Alcune aziende, agenzie o privati, nonostante abbiamo un’attività aperta da anni, sono sprovvisti di una parte importante dei loro siti web: il portfolio clienti. Quando ho domandato come mai una delle risposte che ho reputato peggiori è stata “eh si lo so. Ho così tanta roba da revisionare che non saprei da dove iniziare e quindi rinvio!”.

Quanto costano le scelte che facciamo nella vita e nel lavoro? Ma soprattuto la domanda è: quanto costa stare fermi? 

Tutto ha un prezzo. Nel primo caso è un prezzo che alla fine paghiamo volentieri perché lo abbiamo deciso noi. Nel secondo caso, quando restiamo fermi, spianiamo la strada alle scelte altrui. I competitors vanno avanti, ci superano nelle vendite, nelle idee e nella conquista di un posizionamento strategico sul mercato migliore del nostro. Tutto ciò comporta inoltre frustrazione e negatività.

Un mio amico imprenditore in questi giorni mi ha detto: “tutte le aziende, grandi o piccole, hanno dei punti di debolezza” – verissimo – “c’è sempre qualcosa che funziona meno di un’altra”. 

La mossa vincente è iniziare a decidere. Senza paura. Basta un’analisi di un’ora al giorno con noi stessi, con i nostri dipendenti, con i nostri collaboratori per fare chiarezza su come migliorare la propria attività.

Decidere è meglio che restare fermi, nel lavoro e nella vita.

A proposito, quella parte di me che ho perso tra le scelte fatte, è stata la cosa migliore che potessi perdere.

Ve lo aspettavate eh? 🙃

Fabrizia

Infiniti universi, infinite possibilità.

Ho sentito questa frase in un episodio di una serie tv animata a mio giudizio molto meritevole di attenzione.
Ogni giorno ci troviamo davanti ad una scelta. Un po’ banale come cosa, giusto? Direi che questa frase si potrebbe pronunciare solo dopo essere caduti in una vasca di ridondanza (cit.) 😂
Ci sono due punti di vista da prendere in considerazione nelle scelte: o sei chi sceglie o sei la scelta.

Ho inevitabilmente prospettato tutto ciò al lavoro (strano Fa!). A volte ho proposto un piano di marketing ad un ipotetico cliente o, al contrario, ho ricevuto io una proposta. Nel primo caso sarei potuta essere la scelta, nel secondo ero io a scegliere.

In base a cosa scegliamo? Esperienza, professionalità, curriculum vitae, pacchetto clienti? Sono elementi sufficienti? Io non credo. Sono tutti elementi che si possono modificare a proprio piacimento o che, anche quando sembrano eccellere non significa che siano compatibili con i nostri obiettivi, il nostro modo di approcciare alle cose o con la nostra vision.
L’empatia è la risposta. Chi riesce ad entrare maggiormente in sintonia con il nostro stato d’animo prima ancora che con il nostro portafogli.

L’immaginazione è la più grande prova del nove di cui disponiamo. Immaginare tutte le scelte che si hanno a disposizione e puntare d’istinto sullo scenario che ci ha trasmesso maggiore benessere. Con benessere intendo quello che i romani chiamano “friccico ner core”. Non sto dicendo di investire ad occhi chiusi su chi ci sta simpatico ma di usare un po’ di “immaginazione emotiva” e di avvalerci del suggerimento di una delle persone che difficilmente ci tradirà: noi stessi.

E se non fossimo abbastanza lucidi per prendere una decisione in un determinato momento?
Ecco che torniamo alla puntata della serie di cui parlavo in precedenza e in cui accade qualcosa che mi ha fatto pensare a come prendere decisioni anche quando non si è affatto lucidi.

Ipotizziamo che io sia stressata per via di una giornata al lavoro e che debba scegliere banalmente il look per il mio discorso in pubblico di domani. Devo fare una scelta facile ma sono ancora molto condizionata dal mood che mi è stato trasmesso al lavoro.
Immaginiamo che esistano altre Fabrizia in altre dimensioni con altre vite. Prendo il catalogo intergalattico delle altre me e scelgo quella che oggi ha concluso la giornata lavorativa con il sorriso e mi immergo totalmente in questa realtà. Ora il problema vestito è dell’80% meno influente nella mia vita.

Potreste dirmi “non puoi aspettare che passi il “momento no” e scegliere dopo?”. La risposta è no. No perché credo che l’universo ami la velocità che è un po’ l’equivalente del detto “la fortuna aiuta gli audaci”.
Ho ipotizzato una situazione banale ma credo che questo metodo sia applicabile a qualsiasi scelta della nostra vita. Magari non saremo sempre così reattivi e pronti a decidere ma sono convinta che questo “giochino” ci porterà ad intraprendere il percorso di analisi che, presto o tardi, ci condurrà ad una scelta che nel 90% dei casi sentiamo già dentro noi stessi. Ci serve solo un pizzico di coraggio in più. I benefici provati attraverso la scelta fatta, anche se solo immaginati, sono quasi sempre la risposta ai nostri dilemmi. La breve visione di “una vita alternativa” può darci la possibilità di smettere di guardare le cose dal punto di vista sbagliato spingendoci ad andare oltre e fare dell’alternativa il quotidiano.
Ed è anche questo un po’ il significato che do al mio #BSide.

Ah, non vi ho detto il titolo della serie tv, giusto.
Magari dedicherò un post proprio a questa serie più in là o magari ci siete già arrivati da soli 🙃

Fabrizia

Uno.

 Quando nel 2008 arrivò Facebook avevo 23 anni. Venivamo tutti dall’esperienza #MySpace e #Badoo. All’epoca queste nuove forme di comunicazione venivano utilizzate per abbordare partner temporanei o per trovare l’anima gemella. A nessuno era chiara l’idea di #Zuckerberg e a nessuno importava.

Dieci anni fa studiavo all’università e nel mentre mi occupavo di pubbliche relazioni, eventi, tv e radio. Utilizzavo questi nuovi canali per raggiungere persone e promuovere ciò che vendevo. Bypassavo ogni tentavo di approccio mirato a relazioni di tipo “amorose” come tutt’ora oggi. Nonostante gli anni passati, Facebook è ancora ampiamente utilizzato per il “rimorchio”. Definitemi “romantica” ma io preferisco un uomo che venga a parlarmi di persona. Preferisco che i #socialnetworksiano un passaggio successivo e non quello iniziale in una relazione. Una conversazione “live” ti consente di testare elementi quali: contatto visivo, odore della pelle, tono di voce e così via. Sbirciare un profilo social di qualcuno che ci interessa è ovvio. Lo facciamo tutti per confermare l’idea che ci siamo fatti durante il primo incontro di persona e va bene. Ciò che trovo di cattivo gusto è armarsi di “marpioneria” e praticare la pesca a strascico su Messenger pur di racimolare qualche attimo di intimità e riempire vuoti fatti di insicurezza e cattive abitudini.
Anzi colgo l’occasione per chiedere a tutti coloro che utilizzano i “poke” di non farlo più. Sono vecchi come il cucco, non hanno nessuna utilità e mi ricordano perché sono single 😂

Ho iniziato ad usare i social network per lavoro fin da subito. Sono il tipo di persona che vede opportunità di business ovunque in realtà 🤓
Ripensare a quanta strada abbia fatto Facebook in questi 10 anni mi fa sentire un po’ anziana. Non tanto per il tempo passato in sé ma per l’evoluzione degli strumenti di cui possiamo disporre oggi per il marketing e la comunicazione, sempre più avanzati, precisi e strategici.

Un anno fa ero mentalmente stanca della realtà che vivevo ogni giorno. Le aziende, le attività commerciali, le persone che incontravo, i liberi professionisti, il tabaccaio, il barbone sotto casa, la vicina di casa, gli alberi, tutti tentavano di farmi desistere dal continuare questa attività. Pensai: “basta, non c’è via di scampo per me. Devo lasciare questo lavoro”. Furono mesi di sconforto e frustrazione. Ogni giorno un viavai di gente apparentemente interessata al come adoperare la pubblicità online mi chiedeva un incontro. Tutti entusiasti, tutti pronti ad entrare nel mondo digitale fino a quando non capivano che essere online aveva un costo. Molte di queste persone non riescono a concepire che lavorare con i social è un lavoro vero e proprio. Reputano questo settore “un di più”. Tutt’ora Facebook viene visto come un modo per passare il tempo e non uno strumento di lavoro. Capitano solo a me queste esperienze? Non credo.

La pubblicità online è uno strumento che fa parte della nostra vita. Vi sorprendereste nello scoprire quante possibilità sono pronte li ad aspettarvi. Vi rendereste conto di quanto lavoro c’è da fare dietro un calendario editoriale e non vi affidereste più a gente che non fa altro che gettare ombre su questo settore (S)vendendosi pur di arraffare qualche soldo ed illudendovi con nozioni da due soldi. Soprattutto la smettereste di chiedere “qualcosa che costi poco” perché quando andate al supermercato a pagare la spesa non chiedete lo sconto alla cassiera. Avete avuto tutto il tempo di girare tra gli scaffali e scegliere se mangiare tonno in scatola a 0.98 cent o tonno fresco nel reparto pescheria.

Alla fine non ho smesso di occuparmi di web marketing. Non spiego più a tutti ciò che faccio (compresi i miei genitori 😂) per non rovinarmi la giornata. Cerco di applicare i principi che ho studiato e che utilizzo nel mio lavoro alla vita quotidiana: segmento il pubblico e comunico di certi argomenti solo con il mio target di riferimento 😬. E se mi capitasse di incontrare ancora il signore al bar che qualche giorno fa mi ha detto: “ah quindi tu ti occupi di questo digitale che ci sta rovinando la vita a tutti?”, gli risponderei: “Si, mi occupo di web marketing più precisamente. La tremenda macchina da soldi che si alimenta dei vostri pensieri. Lo dica a tutti! Chiudete le vostre figlie in casa e riempite le dispense di provviste ma soprattutto NON USATE i social network per rifilarci post anti-social! Grazie 😁“.

Perciò ho deciso di condividere tutte le mie esperienze tragicomiche qui, dove tutto è iniziato 10 anni fa, su Facebook. Il posto in cui ho trovato l’estensione del mio lato comunicativo, in cui ho condiviso emozioni di ogni genere (non sempre piacevolmente riviste nell’accade oggi 😂).
Condividere ciò che la vita insegna tutti i giorni in ogni situazione mescolando lavoro ed emozioni in un momento della mia vita in cui ho ripulito il mio “business manager” da vecchie campagne pubblicitarie e dati analitici per ripartire da nuovi progetti.
Come diceva #NapoleonHill: “il punto di partenza di tutte le realizzazioni è il desiderio”. E per quanto possa essere forte la tempesta bisogna fare in modo che questo desiderio non si spenga mai.
Desiderio di che? Il desiderio di raggiungere un obiettivo ovviamente! Nel web marketing l’obiettivo deve essere specifico, misurabile, raggiungibile, realistico ed avere una scadenza. Beh credo che nella vita non faccia poi differenza. “E qual è l’obiettivo?”, vi starete chiedendo.
Una cosa alla volta. Non voglio essere etichettata subito come la classica donna che parla troppo. 😂
Ce l’ho fatta? Ce la farò? Non lo so ed è questo ciò che tiene acceso il mio desiderio di raggiungere mete più ambite e orizzonti più ampi, la voglia di scoprirlo. Ovunque essi siano.

#BSide – Fabrizia Cuozzo

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